Alcune differenze tra il traffico proveniente dai motori di ricerca e quello in arrivo dai siti social, con un particolare riferimento al social bookmarking.
Le infografiche (infographics) stanno ottenendo una crescente visibilità sul web, potremmo dire che “sono di moda”.
Se non sapete di cosa sto parlando, forse siete un po’ distratti durante la navigazione, ma quasi sicuramente vi sarà capitato di vedere, su blog e social network, delle immagini che riportano in forma grafica delle informazioni, dati statistici, nomi, date, brand, etc…
Un’immagine, come si suol dire, vale più di mille parole e un’infografica unisce parole ed immagini per rappresentare in modo sintetico ed efficace concetti spesso complessi, o che comunque risulterebbero di più difficile comprensione o magari semplicemente noiosi, se veicolati attraverso il solo testo.
Realizzare delle infografiche può quindi essere, visto anche che come detto “sono di moda”, un ottimo modo per dare maggiore visibilità ai propri messaggi, al proprio blog, al propri contenuti, al proprio lavoro.
Per realizzare delle belle infografiche però servono competenze grafiche e magari pure del talento artistico. Beh non è detto. Per i tanti che non se la cavano granché con la grafica c’è ora un’interessante applicazione gratuita, disponibile online, che permette con semplicità di creare infografiche davvero efficaci.
Si chiama Easel.ly ed è una web app che permette a tutti di creare e pubblicare online le proprie infografiche.
Usare Easel.ly è facile, ci sono tante icone ed ementi grafici già pronti da usare ed è possibile scegliere tra numerosi layout.
Una volta scelta un’impostazione, basterà trascinare e posizionare gli elementi voluti nel punto scelto, per comporre l’immagine.
Per gli utenti più evoluti è inoltre possibile personalizzare praticamente ogni cosa, caricando le proprie immagini ed icone nei formati più diffusi: JPG, PNG, PDF e SVG.
Infine ricordo, come detto in precedenza, che il servizio è gratuito, quindi non vi resta che provarlo: www.easel.ly
E’ parecchio che non aggiorno il mio blog, il motivo è semplice, sono stato molto impegnato con il lavoro. Lo so, ho scritto spesso che tenere i siti aggiornati è importante, in particolare il proprio blog, ma non ci sono proprio riuscito, troppi impegni, troppi progetti, troppe idee, troppe novità, per fortuna la maggior parte delle quali positive.
Ho quasi concluso lo sviluppo di due nuovi CMS, e ancor prima che potessi rifinirli nei dettagli ho avuto richieste per utilizzarli in siti di nuovi clienti.
Sto scrivendo un nuovo ebook, ma siccome non so ancora se l’editore lo pubblicherà, per il momento non vi do ulteriori dettagli :p
Mi occupo del mio network di blog e dedico diverse ore alla scrittura e all’article marketing per vari clienti italiani e stranieri.
Poi ogni tanto mangio e dormo, il tempo sembra davvero non bastare mai, ma con un po’ di organizzazione ed impegno alla fine si riesce a far tutto, e arrivano le soddisfazioni.
Insomma, come ho detto altre volte proprio in questo blog, fare business online è possibile e anche in un momento economicamente complesso, come quello che stiamo vivendo, Internet si conferma il più grande mercato mondiale.
Anche di “business digitale” parlo nel mio ultimo post su VirgilioVenezia, blog dedicato alla mia città, che gestisco per il noto portale Virgilio.it.
Nel post, che vi invito a leggere a questo link: “Venezia tra tradizione ed innovazione” parlo, oltre che del Salone Nautico di Venezia, del Venezia Camp e del Vega Incube, un incubatore d’impresa, che vedrà presto la luce al Parco Scientifico e Teconologico di Marghera.
Negli ultimi tempi si è parlato molto della futura quotazione in borsa di Facebook, Groupon e LinkedIn, puntando in particolare l’attenzione sui multipli molto alti per le loro valutazioni attuali, le prospettive di crescita futura e la ricchezza personale dei loro fondatori, come Mark Zuckerberg con i suoi 24 miliardi di dollari. Poco si è detto però degli effetti a catena che una successione di operazioni di quotazione in borsa potrebbero avere sul mercato tecnologico americano (e non solo).
La conseguenza più diretta, se il trend che vede i fondatori delle società che hanno fatto IPO negli anni novanta essere tra i primi finanziatori delle giovani startup di web e mobile si confermerà, potrebbe portare nuova linfa nelle casse delle migliaia di agguerrite società che si sfidano per i nuovi modelli di business del futuro.
D’altronde il vizio nell’investimento di ventura da parte dei neo milionari non è cosa nuova visto che una recente statistica effettuata sui dati di Angel List vede oltre 4.000 startup finanziate dagli ex dipendenti di aziende del calibro di Google, Microsoft, Yahoo!, Paypal ed IBM. Anche in Italia la situazione, con le dovute proporzioni, non è molto diversa e sono tanti i casi di investimento effettuati dai fondatori di aziende della prima ondata come Buongiorno, Dada, Virgilio e Venere.