Buzz Marketing Vs Influencer Marketing

Cos’è il Buzz Marketing e cosa s’intende per Influencer Marketing? È possibile (e magari perfino auspicabile) affiancare queste due attività (o strategie che dir si voglia) per promuovere efficacemente un prodotto, un servizio o un brand? Dico la mia nel video sotto. Lasciami un commento con la vostra opinione in merito.

Il buzz marketing (come dico nel video) è il marketing del brusio (buzz) ovvero effettuato con post (e altri contenuti promozionali) su blog e siti medio/piccoli oppure su profili e pagine social di persone comuni o di “mini-influencer”.

Affiancare il buzz marketing ad una tradizionale attività di promozione, che magari usi anche gli influencer (se attentamente selezionati) può rendere più “naturale” e quindi efficace, la comunicazione, con un buon ritorno sull’investimento.

Un anno di ricerche su Google

Il 2016 ci sta per lasciare e il 2017 arriverà presto con tante novità. Ma che anno è stato il 2016? Come ci siamo comportati in quest’ultimo anno, cosa abbiamo cercato online, cosa ha stuzzicato la nostra curiosità?

Per dare una risposta, anzi più d’una, basta guardare ai trend nelle ricerche di Google. Lo strumento, oltre che divertente in quest’occasione può essere molto utile per chi si occupa di informazione o comunque di contenuti online.

Fate però attenzione a non diventare schiavi dei trend, rispettate la vostra linea editoriale e trovate una vostra identità o vi sarà impossibile fidelizzare i lettori, riceverete sui vostri progetti online solo traffico da nuovi visitatori e sarete costretti ad inseguire costantemente le ultime mode, sobbarcandovi una continua (e alla lunga difficilmente gestibile) mole di lavoro. Detto questo ecco qualche dato con cui salutare il 2016.

Google Trends

Classifica globale Google Trends (i termini più cercati nel 2016)

  1. Pokémon Go
  2. iPhone 7
  3. Donald Trump
  4. Prince
  5. Powerball
  6. David Bowie
  7. Deadpool
  8. Olympics
  9. Slither.io
  10. Suicide Squad

Per quanto riguarda le notizie hanno dominato la scena le elezioni USA, le Olimpiadi e Brexit. Sul fronte dei personaggi più cercati, manco a dirlo, ci sono Donald e Melania Trump, così come Hillary Clinton, ma anche Michael Phelps.

Classifica italiana Google Trends (le ricerche più frequenti in Italia nel 2016)

  1. Pokémon Go
  2. Olimpiadi Rio 2016
  3. Europei 2016
  4. Elezioni USA
  5. Terremoto
  6. Sanremo 2016
  7. David Bowie
  8. Donald Trump
  9. Bud Spencer
  10. Brexit

Tra i personaggi più cercati su Google nel 2016, David Bowie ha battuto Donald Trump. Per quanto riguarda invece la politica di casa nostra, l’interesse non è stato propriamente al top. I Pokémon sono stati più interessanti del referendum, questo la dice lunga su chi siamo e dove stiamo andando. Speriamo nel 2017.

Cos’è il crowdfunding e come farlo funzionare

Il crowdfunding (dall’inglese crowd, folla e funding, finanziamento) è una raccolta di fondi, che avviene in genere tramite Internet, attraverso apposite piattaforme che consentono piccoli contributi di gruppi anche molto numerosi.

Chi partecipa ad un crowdfunding (o finanziamento collettivo) condivide un progetto o interesse, intende sostenere un’idea o desidera una specifica ricompensa.

In genere chi crea una campagna di crowdfunding, se vuole avere successo, deve tener conto di diverse cose:

  • Scegliere la piattaforma più adatta (in base al paese, tipo di campagna, funzionalità, ecc.);
  • Scegliere un traguardo adeguato al propri obbiettivo (non chiedere troppi soldi, ma neppure troppo pochi, calcolare spese di spedizione, commissioni, ecc.);
  • Capire bene le regole del gioco (solo se si raggiunge o supera l’obbiettivo economico prefissato si riceve il denaro, in caso contrario, ad esempio se si raggiunge l’80% tutte le cifre torneranno ai finanziatori);
  • Progettare la campagna senza lasciare nulla al caso;
  • Produrre contenuti: testi, video, immagini di qualità e soprattutto coinvolgenti;
  • Definire le ricompense, in base alle donazioni;
  • Coinvolgere nel proprio progetto il maggior numero di persone, raccontando chi si è, qual è la propria idea e come è possibile contribuire per realizzarla;

Ho partecipato come finanziatore a diverse campagne di crowdfunding e in questo periodo ne sto seguendo una per un cliente. Chiedere dei soldi, a persone che spesso non ci conoscono, non è facile, ma lo strumento funziona e per alcuni rappresenta veramente un ottimo modo per capovolgere le comuni logiche economiche.

La Rete è condivisione, se si riesce a coinvolgere le persone in un sogno, un’idea o un progetto, finanziarlo non sarà impossibile. Tutti possono vincere grazie al crowdfunding, da un lato chi può trasformare in realtà il suo progetto, dall’altro chi contribuisce a qualcosa che gli piace e in cambio ha anche una ricompensa, oltre all’impagabile gratitudine del finanziato e al piacere di entrare a far parte di una comunità che condivide un obbiettivo o un ideale.

campagna crowdfunding

Alcune delle migliori piattaforme di Crowdfunding e Fundraising online

Alcune campagne che ho contribuito a finanziare

Bloggare o non bloggare

Ci sono persone, ne conosco diverse, che fanno del loro blog un business, un modo per contattare nuovi clienti o per ottenere visibilità online che apre poi le porte ad interessanti opportunità e progetti.

Per me il blog è sempre stato uno spazio di libertà, dove scrivere quello che voglio, quando voglio e come voglio. Il mio blog esiste da quasi 10 anni, ma non ha mai “sfondato”, eppure c’è chi lo ritiene interessante e perfino utile, per questo continuerò ad aggiornarlo.

Io mi occupo di contenuti per lavoro, scrivo per vari siti web. Tenere aggiornato il mio blog personale a volte è un peso. Mi è capitato spesso di pensare che non servisse a molto, ma mi sono ricreduto. Anche se si hanno pochi lettori questi sono comunque una preziosa risorsa.

Come aprire una Srls

A luglio, prima di sparire per un paio di mesi e andarmene in vacanza, ho aperto con due amici/soci una Srls, ovvero una Società a Responsabilità Limitata Semplificata.

Nel caso a cui qualcuno possa interessare racconto in breve come ho fatto, ma naturalmente non sono un esperto, consultate il vostro commercialista per informazioni più precise e (soprattutto) su misura per voi.

Nel diritto commerciale italiano la società a responsabilità limitata semplificata, S.r.l.s. o Srls, è un tipo di società di capitali introdotta dall’art. 2463-bis del Codice Civile, aggiunto ad opera dell’art. 3 del Decreto Legge 24 gennaio 2012.

Inizialmente solo gli under 35 potevano aprire questa società, in seguito il limite è stato tolto. Io e i miei due soci avevamo tutti 38 anni al momento di andare dal notaio.

società

La mia storia in breve

Da circa un anno parlavo con due amici di un progetto che avevamo in mente, alla fine abbiamo deciso di concretizzarlo. Dopo aver fatto ricerche, chiesto preventivi, studiato la fattibilità, ecc. Ci siamo decisi ad aprire la società. Siccome volevamo fare in fretta, non avevamo grandi capitali e preferivamo risparmiare i soldi del notaio, abbiamo optato per una Srls.

In sostanza abbiamo parlato con il commercialista, che c’ha aiutato a buttar giù l’atto costitutivo. Abbiamo poi cercato un notaio disponibile ad aprire la società, non tutti lo fanno visto che non ci guadagnano nulla.

Abbiamo fissato l’appuntamento col notaio, che c’ha chiesto degli assegni circolari intestati alla società (abbiamo quindi deciso che nome darle) e circa 300 euro per marche da bollo ecc.

Gli assegni, tre nel nostro caso visto che siamo 3 soci di capitale, sono stati poi versati sul conto della società, dopo che questa è stata costituita.

Il capitale sociale minimo per una Srls è di appena 1 euro. Nel nostro caso abbiamo deciso di mettere mille euro a testa, quindi 3.000 euro.

Una volta fatte un paio di firme dal notaio, il commercialista s’è occupato di registrare la partita iva e di completare altre formalità. In sostanza il tutto è stato molto rapito e relativamente economico.

Marissa Mayer lavora 130 ore a settimana

Pare che, almeno secondo quanto dichiara lei, Marissa Mayer lavori 130 ore a settimana. Per chi non lo sapesse Marissa Mayer è una quarantunenne bella, bionda, ricca, madre di tre figli e che guida niente meno che Yahoo, una delle aziende che hanno fatto la storia di Internet.

La Mayer, dopo essere stata la prima ingegnere donna assunta da Google e una dei primi 20 impiegati della compagnia, dal 2012 è Amministratore Delegato di Yahoo.

In una recente intervista a Businessweek ha dichiarato che il segreto del suo successo è lavorare 130 ore a settimana e che il segreto del successo delle aziende è avere dipendenti che, come lei, si impegnano anima e corpo nel loro lavoro.

Naturalmente le sue affermazioni hanno fatto molto discutere. Capiamo meglio… Cosa vuol dire nel concreto lavorare 130 ore a settimana. In una settimana di 6 giorni lavorativi (ipotizzando che almeno la domenica si stacchi la spina) ci sono appena 144 ore. Restano quindi solo 14 ore a settimana a Marissa per mangiare, dormire, farsi la doccia e stare con i propri figli, un po’ pochino. Visto che in genere una persona “normale” passa più di 50 ore a settimana a dormire.

Chi è quindi Marissa Mayer, una bugiarda, una pazza, una che trascura vita privata e affetti? Beh, fatti suoi. Però il dibattito su quante ore sia meglio lavorare è attuale, per Timothy Ferriss con 4 ore a settimana si può essere ricchi e felici. Per Richard Branson contano i risultati, non il tempo trascorso a lavorare.

Cosa bisogna fare quindi, qual è il segreto del successo? È ovvio che non c’è una risposta semplice e rapida a questa domanda, così come non esiste una ricetta o una pozione magica che permette di fare il colpaccio, magari lavorando pure poco.

Se si è dei dipendenti di sicuro è difficile scendere sotto un determinato orario, sempre che il proprio capo non sia Richard Branson.

Se si lavora in proprio o si è comunque liberi di gestire il proprio orario molto dipenderà da noi stessi e dal nostro approccio alla vita e al lavoro. Non sempre lavorare di più significa produrre di più. In ogni caso quello di Marissa Mayer per quanto sia un caso interessante, è probabilmente un’anomalia, che più che essere studiata sul piano economico, sociale o lavorativo, andrebbe approfondita a livello medico.

Instagram Stories: ciaone Snapchat

Facebook (nel 2012) ha comprato Instagram, più di recente voleva comprarsi anche Snapchat, ma non c’è riuscito. Che ha fatto quindi? Ha copiato le stories e le ha inserite in Instagram. Risultato? Critiche, perplessità iniziale, ma alla fine… Un sostanziale successo, che secondo me provocherà a Snapchat una significativa emorragia d’utenza.

Tanti non hanno mai capito come funziona Snapchat, Instagram dal canto suo ha 500 milioni di utenti attivi, molti dei quali entusiasti dell’app.

A tanti fotografi, professionisti o dilettanti, le stories di/su Instagram probabilmente non piaceranno. Basterà che non le usino. Facile.

Instagram non tradisce la sua identità, diversifica, sperimenta, si arricchisce e con le stories raddoppia le possibilità di comunicazione. Le foto restano protagoniste, ma ora si può sapere qualcosa in più, in modo informale e divertente, su chi le ha scattate, il tutto restando nella stessa app.

Usavo poco Snapchat, amo Instagram, sto apprezzando le sue stories. Penso disinstallerò Snapchat e non sarò l’unico.

Pokémon Go e marketing locale

Pokémon Go è tra le mode, o meglio i tormentoni di questa estate. Online, ma pure offline, è pieno di snob, saccenti e professoroni, che criticano i giovani (e meno giovani) che sprofondano nel divano mentre giocano con la loro console. I benpensanti li vorrebbero far uscire di casa. Peccato che quando questi si alzano, escono e vanno a giocare a Pokémon Go nelle città, visitando peraltro dei luoghi di interesse, continuano comunque a criticare. Criticare tutto e tutti, sempre, sembra essere la loro ragione di vita. Magari dovrebbero iniziare a farse una di vita.

Cos’è Pokémon Go

Per i pochi che ancora non lo sanno, ecco cos’è Pokémon Go (in estrema sintesi eh). Si tratta di un videogioco free-to-play, sviluppato da Niantic e basato su realtà aumentata geolocalizzata con GPS. Più semplicemente, è un’app che si installa sullo smartphone e consente di andare in giro a dare la caccia ai Pokémon, i simpatici personaggi di un celebre cartone animato giapponese e di vari altri videogames, che anche in passato hanno ottenuto enorme successo.

Perché parlo di Pokémon Go

Ora, perché parlo di Pokémon Go? Non solo perché in questi giorni ne parlano tutti, non solo perché è un argomento leggero, perfetto per un post estivo, ma perché è un argomento che è giusto trattare in un blog come il mio, che parla di web marketing.

In genere sul mio blog non parlo di videogiochi, non sono un appassionato, ma Pokémon Go non è solo un gioco o meglio, non è un gioco come gli altri. Per certi versi è un’app banale, nulla di nuovo rispetto alle dinamiche che stanno dietro l’album di figurine, solo che qui si collezionano mostriciattoli. Va poi detto che ognuno ha la sua storia, le sue caratteristiche, può evolversi e sfidare altri Pokémon… Insomma la cosa è un po’ più complessa, però di certo il fulcro è andare a caccia di sti cosi e cercare di collezionarli tutti, compresi i più rari.

Perché quindi ho deciso di parlarne sul mio blog? Beh perché oltre ai Pokémon, da cercare in giro per la città, alle palestre nelle quali sfidare altri giocatori, ci sono poi dei “Pokestop”, luoghi dove è possibile ricevere gratis strumenti utili, anzi indispensabili alla caccia dei Pokémon, come esche e soprattutto le Poké Ball.

Le Poké Ball sono delle sfere che vanno lanciate sull’animaletto e servono per catturarlo e farlo entrare nella nostra collezione.

Il successo di Pokémon Go nel mondo è enorme, l’app a più utilizzatori di quella di Twitter. Se girate per la vostra città non vi sarà difficile trovare persone che camminano con gli occhi fissi allo schermo dello smartphone per cercare Pokémon o per raggiungere un Pokestop.

Cosa succede se un raro Pokémon è dentro un bar? Che la gente ci entra e magari prende anche un caffè o un gelato. Cosa succede se un ristorante è un Pokestop, che la gente ci va per fare il pieno di Poké Ball.

Per chi non si limita a criticare e a liquidare ogni cosa come una moda passeggera e insulsa, Pokémon Go è una buona occasione per fare affari. Ecco perché ne ho parlato.

Tutti a parlare di Snapchat

Snapchat, tutti ne parlano, molti male, altri con toni entusiastici. Si tratta senza dubbio di un’app popolarissima e divertente (almeno secondo alcuni) che intercetta in particolare i gusti dei più giovani, ma la domanda che molti addetti ai lavori si pongono, in modo sempre più insistente è: si può usare Snapchat per fare marketing? È possibile usare questo strumento per promuovere un’azienda o un brand, così come si fa, ad esempio su Facebook?

Chi scarica e installa Snapchat probabilmente non ci capirà nulla, almeno per un po’ e quindi risponderà di certo in modo negativo a queste domande. Conosco persone, anche molto preparate, che l’hanno provato e cancellato a tempo di record. Altri hanno resistito, si sono impegnati, sforzati e forse c’hanno capito qualcosa in più.

Uso Snapchat, ma non lo amo particolarmente (forse sarò vecchio). Quel che è certo è che con questo strumento di possono raccontare delle “storie” molto utili a mantenere un rapporto con l’utenza che ci segue o acquista dalla nostra azienda.

Conosco alcuni blogger che usano Snapchat molto bene (per quel che ne capisco io). L’importante, secondo me, è non voler per forza di cose usare tutti gli strumenti, i social e le app disponibili. Bisogna trovare la propria dimensione. Personalmente io apprezzo Instagram e, in misura minore, Facebook e Twitter. Se però un’azienda mi chiedesse una consulenza per ripensare la sua comunicazione online non scarterei neppure Snapchat, molto dipende dal target al quale ci si vuole rivolgere e dal modo con cui si decide di farlo.