Miti da sfatare sulla link building

Di miti da sfatare quando si parla di SEO ce ne sono parecchi, purtroppo la comunicazione frammentaria di Google e l’interpretazione di professionisti con differenti sensibilità ed esperienze, oltre che di immense schiere di dilettanti, portano spesso a cattive interpretazioni o alla divulgazione, praticamente virale, di vere e proprie bufale.

Tra le tematiche più calde negli ultimi anni, c’è senza dubbio la link building, considerata ormai da molti inutile, se non addirittura dannosa.

Facciamo prima un piccolo passo indietro e spieghiamo in estrema sintesi cosa si intende con link building. Google, fin dalla sua nascita, ha puntato molto sui link, usandoli come criterio (tra tanti altri) per determinare la popolarità e la qualità di un sito web.

I siti che ricevevano più link, ovvero un maggior numero di segnalazioni da altri siti, probabilmente meritavano di stare più in lato tra i risultati di ricerca. Come ovvio però il numero dei link ad un sito è un fattore facilmente manipolabile.

Nel tempo quindi Google ha guardato sempre più, oltre che al numero di questi link alla loro qualità, tenendo conto di vari fattori, come ad esempio il contesto.

Se il vostro sito parla di automobili, un link che viene dalle pagine di una nota casa automobilistica avrà un peso maggiore rispetto ad uno che viene da un blog sul giardinaggio.

Google ha anche introdotto delle penalizzazioni per quei siti che acquistano o scambiano link in modo evidente (e maldestro) al solo fine di migliorare il proprio posizionamento.

Tutto questo ha portato alcuni a dire che la link building è morta e alcuni si spingo addirittura ad affermare che a morire sia stata la SEO.

In realtà la SEO sta benissimo e i link continuano (e continueranno ancora) ad essere molto importanti. Devono però cambiare le strategie e più in generale l’approccio che si ha al web.

I link (che come detto sono importanti) non dovrebbero essere l’obbiettivo principale da raggiungere, ma una conseguenza di un lavoro serio e ben fatto. Se si creano contenuti e servizi di qualità, le segnalazioni arriveranno spontanee e avranno un grande valore, per Google e non solo.

SEOremo il Festival su Google

Diamo uno sguardo alla prima pagina di Google se si cerca “Sanremo” durante il Festival.

seoremo

Sanremo 2016, il Festival della Canzone Italiana è in corso, cosa troviamo cercandolo su Google in questo momento (11/02/2016)?

In prima posizione, dopo “Nelle notizie”, troviamo il sito ufficiale del Festival, ovvero sanremo.rai.it. In seconda e terza posizione voci di Wikipedia e in quarta e quinta articoli di importanti quotidiani nazionali.

In sesta posizione c’è il sito del Comune di Sanremo, seguito da tvblog del network Blogo e da un articolo su Wired. Naturalmente la SERP durante l’evento si modifica di continuo, ogni giorno si troveranno notizie sulla precedente serata del Festival.

Con le ricerche correlate le cose diventano un po’ più interessanti. Cercando “sanremo 2016” c’è più spazio, oltre che per grandi testate anche per blog e siti di settore.

Cercando “sanremo 2016 vallette” in prima pagina si trovano principalmente siti di gossip, moda e costume, mentre quello della RAI non compare più, così come le voci di Wikipedia.

Discorso molto simile per la ricerca “sanremo 2016 ospiti” dove accanto a testate come Panorama e  tgcom24 si trovano vari siti che si occupano di spettacoli, televisione e costume, ma nessuna pagina ufficiale dell’evento.

Sarà interessante vedere dopo qualche settimana dalla conclusione del Festival come si presenteranno le pagine dei risultati di ricerca su Google e gli altri motori.

Tag: Sanremo, SEOremo, San(SEO)remo, SanScemo

SEO Carnival: la SEO delle maschere

È carnevale e vivo a Venezia, ho detto tutto, da qui l’ispirazione per questo post che spero vi divertirà (almeno un po’).

Ho pensato, ma se le più classiche maschere della commedia dell’arte si dedicassero all’ottimizzazione per i motori di ricerca, che SEO sarebbero?

SEO Maschere Carnevale

La SEO di Arlecchino
Arlecchino è un personaggio versatile, vivace e dalla battuta sempre pronta. Se la cava in ogni situazione.
Se fosse un SEO sarebbe forse il cugino smanettone, di certo non un serio professionista a cui affidarsi.

La SEO di Brighella
Brighella è un tipo sveglio, ma anche un bugiardo e in alcuni casi un vero e proprio truffatore, potremo paragonarlo ai peggiori Black Hat SEO.

La SEO di Balanzone
Balanzone è il “professorone” di turno, sempre serio e molto presuntuoso. Peccato che anche lui capisca la metà di ciò che dice. È pieno di SEO che si prendono decisamente troppo sul serio, credendosi i migliori al mondo, ma spesso sotto lo strato di spocchia c’è ben poco.

La SEO di Pantalone
Burbero e avaro, Pantalone è un po’ lo zio Paperone della commedia dell’arte. Mi fa pensare ad alcuni “vecchi SEO” che in passato hanno lavorato bene e guadagnato tanto, ma che ora sono capaci solo di lamentarsi, criticare tutto e tutti e mancano invece della voglia e della capacità di aggiornarsi e restare competitivi.

La SEO di Pulcinella
Pulcinella è un personaggio vitale ed irriverente, che grazie a grande inventiva, entusiasmo e un pizzico di fortuna riesce sempre a cavarsela e sconfiggere i suoi nemici. Mi fa pensare a chi fa SEO con passione ed originalità, cercando sempre nuovi modi per posizionarsi al meglio.

N.B.

Casomai ci fosse tra voi qualche Balanzone, preciso che le caratteristiche delle maschere della commedia dell’arte sono molto più articolate e comunque si sono più volte modificate nei secoli, qui le ho prese solo a spunto (o pretesto) per un post (carnascialesco) un po’ diverso dal solito.

Long tail: lunga vita alla coda lunga

coda lungaSia quando si lavora all’ottimizzazione (SEO) di un sito, che quando si realizzano i suo contenuti, così come anche quando si avviano delle campagne pubblicitarie, l’attenzione è sempre puntata sulle parole chiave.

Si parla di keyword e keyphrases (che poi altro non sono che “combinazioni” di due o più keyword). Quando le keyphrases diventano un po’ più lunghette si parla anche di long tail, concetto fondamentale per chi si occupa di SEO, spesso non facilissimo da infilare nelle teste dei clienti.

Il cliente medio, che magari ha un ristorante a Milano, vorrà (se è fuori di testa) essere primo con la keyword “ristorante”, cosa del tutto inutile peraltro. Se ha un po’ di sale in zucca punterà a “ristorante Milano”. Se però si fida del suo SEO e vuole ottimizzare il budget e massimizzare i risultati (e tutti lo vogliono), potrebbe avere belle soddisfazioni dalle long tail, tipo “ristorante vegetariano a Milano in via San Gregorio” o “miglior ristorante vegetariano a Milano”, ecc.

Ovvero keyphrases meno “fighe” a prima vista, ma capaci tutte assieme, di portare buon traffico, ovvero molte visite, pagate relativamente poco, o comunque ottenute con un posizionamento che non ha richiesto miracoli.

Spesso, chi si avvicina alla SEO per la prima volta ha una visione un po’ distorta delle cose. Essere in prima pagina, o magari anche in prima posizione su Google, con una determinata parola chiave, non assicura successo e ricchezza.

C’è un elemento che troppo spesso viene tenuto poco in considerazione, ovvero il volume di ricerca. In particolare se lavorate in Italia, con parole chiave in italiano, tenete conto che il nostro mercato è piuttosto piccolo.

Usando lo “Strumento di pianificazione delle parole chiave di Google Adwords” si nota, ad esempio, come siano poco più di 4.000 le persone che in Italia, in un mese, cercano “ristorante Milano” su Google. Quindi anche dominando in modo incontrastato la prima pagina, il che richiederebbe budget e sforzi ingenti, non si avrebbero mai più di quelle visite mensili (provenienti da Google).

Ci sono poi keyword interessanti, ma con volumi di ricerca molto più bassi, magari di poche decine o centinaia di richieste mensili. Come fare quindi per mandare ai nostri adorati clienti valanghe di traffico dai motori?

Per prima cosa, andrebbe spiegato loro che la qualità delle visite (e in generale di tutto), vale più della quantità. Ma non andiamo troppo sul filosofico, che fa caldo.

Lavorare sulle long tail può essere un buon approccio. In sintesi, si individuano, grazie agli strumenti di Google, e ad altri disponibili, anche gratuitamente online e offline (mi riferisco anche alla fantasia), delle “varianti” delle keyword principali, senza temere che siano “troppo lunghe”.

Anche se le keyphrases generano un volume di ricerca, sulla singola frase, di poco interesse, se ne posizioniamo un gran numero, potremo raggiungere molti più potenziali clienti. Inoltre, sempre più persone sanno ormai usare abbastanza bene Google, pertanto non cercheranno “ristorante + città”, ma si concentreranno sulla zona della città in cui alloggiano, o sulla tipologia di ristorante maggiormente gradita.

Vi lascio con un’immagine che secondo me spiega bene tutto questo, se invece non è così lasciatemi un commento con dubbi, perplessità, e insulti vari.

long tail keywords